Com'è nato lo sportivo

Mi chiamo Donato Daldoss, sono nato a Breno dove ho vissuto fino alla fine delle elementari, a 11 anni scendo a valle in quel di Brescia per frequentare le medie ed il liceo classico e vivere nel convitto dei salesiani.
In quegli anni ho conosciuto e mi sono innamorato della palla ovale, cosa rara per chi come me era avvezzo solo allo sci, ma la sorte ha voluto che negli anni successivi potessi far parte di quella squadra che attaccò lo scudetto sulle maglie del rugby Brescia e di lì a poco ad esordire con la nazionale maggiore.
Mi sembrava di vivere un sogno.

Così come qualche anno fa, ormai trasferitomi nel paese natale di mia moglie nella profonda pianura padana in quel di Casalbuttano nella provincia di Cremona, la sorte volle, che io, montagnino doc, venissi nominato primo cittadino del paese.
Mi sembrava di vivere un sogno.

Ma è di un altro sogno che oggi vi vorrei parlare.
Era il settembre del 2001, quando il mio amico e collega presso l’istituto Olivieri, Roberto Mabellini mi disse se ero interessato alla progettazione di un liceo con potenziamento sportivo che avrebbe visto i natali nell’anno scolastico 02-03, presso un istituto privato bresciano, non ci pensai un attimo e fui invitato ad una cena la settimana successiva a casa del Prof. Nicola Guardo gestore dell’Istituto Marco Polo.
A questa cena erano presenti oltre al padrone di casa e Roberto, altri due colleghi insegnanti di motoria Paolo Lancello docente all’ITIS Castelli e, Sara Zani docente presso l’istituto Canossa.
Quella fu la prima di altre cinque serate che iniziavano verso le 20 e terminavano normalmente verso le 2 del mattino, perché tale era l’entusiasmo che le cose da mettere nel calderone erano sempre tantissime.

Il progetto il prof. Guardo lo aveva nel cassettino dei sogni da anni, e solo nel 2000 quando la riforma ministeriale scolastica “Berlinguer“ ha determinato l’autonomia scolastica, ci si trovava nella possibilità di poterlo mettere in pratica. Quest’idea per lui era la coniugazione di due mondi che gli avevano fino a quel momento riempito la vita: lo sport ed il lavoro.
Sul fronte dello sport, accanito praticante di più discipline, dal calcio, allo sci, al tennis da tavolo, al tennis, allo snowboard, al windsurf al mountain bike e per ultimo lo squash, che lo vedeva all’età di 39 anni, ancora attivo agonista (proprio nel 2000 venne premiato con l’Oscar allo sport bresciano per lo squash) nonché consigliere regionale federale, delegato provinciale e presidente di una delle società più importanti nello scenario nazionale di questo sport.
Mentre per quanto riguardava il fronte lavorativo, l’uomo dopo qualche anno di insegnamento divenne il più giovane gestore di scuola privata paritaria d’Italia a soli 30 anni.

Il prof. Guardo ci aveva scelti per la nostra competenza educativo-sportiva, e noi dovevamo sviluppare un progetto seguendo le indicazioni guida ed i tempi da lui indicati.
Non ci volle molto per trovare tutti d’accordo. In sintesi volevamo dare la possibilità ai nostri ragazzi, di poter vivere positivamente il proprio corpo per mettersi in relazione con gli altri in modo responsabile e consapevole.
Conoscenza di sé e dell’altro utilizzando le proprie esperienze motorie in modo creativo e personale riuscendo a trasferirle in ogni contesto culturale, sociale, ambientale nel massimo rispetto di sé, degli altri e delle regole.

Scelto l’obiettivo, bisognava scegliere la strategia per attuarlo, creando un nuovo contenitore scolastico, le scelte passarono per le due seguenti tracce:
materie teoriche che vedevano l’inserimento di due ore per tutti i cinque anni di diritto, economia e management dello sport e l’inserimento di anatomia, biomeccanica ed educazione alla salute
attività motoria, espressa in 6 ore settimanali, articolate in tre tranche da due ore i di attività sportiva

Ora bisognava scegliere gli sport da praticare, l’imprinting era quello di passare attraverso il maggior numero di sport possibile, per cercare in più diverse discipline lo spunto educativo che in esse racchiudevano.

La scelta vedeva alcuni elementi imprescindibili:
– gli sport ove si ritrovava la tradizione bresciana, quali la scherma, l’equitazione, il judo;
– gli sport di squadra più tradizionali come il calcio, il rugby, la pallavolo, la pallamano ed il basket;
– gli sport individuali più classici, il bike, i tennistavolo, il tennis, l’arco, e tutte le discipline dell’atletica, il karate;
– poi gli sport di formazione di base, quali il nuoto, la pesistica, il running, la ginnastica attrezzistica;
– ed in ultimo gli sport più emergenti nel momento o quelli meno facilmente praticabili quali, il baseball, il golf, lo spinning, lo squash.

Questi erano gli sport curricolari, che aggiunti a quelli praticati negli stage, sci, snowboard, vela, arrampicata, rafting, hydrospeed, canyoning, ed immersione vedevano il percorso esperienziale passare attraverso più di 30 discipline sportive.

La cosa tassativa del progetto sportivo era, l’utilizzo di strutture adeguate ed avere a disposizione dei van per poterle raggiungere comodamente senza l’utilizzo dei mezzi pubblici, vemmo accontentati immediatamente.
In più, elemento altamente performante, doveva essere l’affiancamento di tecnici specializzati, per poter alzare il più possibile il tasso tecnico delle lezioni, anche qua vemmo pesantemente accontentati, basti ricordare solo alcuni degli istruttori che hanno collaborato,
Franco Cappelletti (per più di 20 commissario tecnico della nazionale di judo),
Ezio Gamba (pluriolimpico, judo),
Andrea Cassarà (pluriolimpico,scherma ),
Leonardo Arici (pluricampione italiano, bike),
Davide Bianchetti (pluricampione italiano, 24° ranking mondiale squash),
Marion Posh (pluriolimpica e campionessa del mondo snow),
Edoardo Ferrari (atleta e poi tecnico della nazionale di snow)
Ultimo elemento, la scelta del corpo docente, qui era compito del prof. Guardo mettere insieme la squadra e devo dire che fu un ottimo selezionatore.

Immodestamente io fui scelto come primo insegnante di scienze motorie per le sei ore di attività sportiva e chiesi il permesso al mio preside dell’Arnaldo di concedermi il distaccamento, così come fece il Professor Marco Basile per latino (mostro sacro) che si distaccò dal Copernico. Il professor Morotti per matematica appena andato in pensione dal Calini, la preside dell’istituto Renata Berardi (mitica), giovane pensionata dello stato, insegnante di lettere.

Questo fu l’inizio di una grande avventura, che dura per me ancora adesso, che mi ha visto per 18 anni impegnato sui due fronti scolastici ed ora che da due anni sono in pensione dall’insegnamento mi vede ancora coinvolto come maestro di sci nello stage invernale per le classi prime.

Mi sembra di vivere un sogno.
Un grazie sentito a chi me l’ha permesso.

Donato Daldoss

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